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sabato 17 ottobre 2015

AMT versus Le flaneur: atto primo




Inauguro una serie di articoli sulla mia forte inimicizia nei confronti di Amt, il servizio di trasporto pubblico genovese a cui, mio malgrado, sono abbonato e contro cui sono in lotta dal lontano 1988, cioè da 27 anni.
Due settimane fa  sono riuscito a entrare non so come in un autobus della linea 36.
Sono dovuto scendere alla prima fermata di via Assarotti in quanto temevo di svenire: ero schiacciato in un modo che mi ha ricordato le drammatiche scene dell'Heysel.
Pochi giorni dopo, sono riuscito a entrare, di nuovo non so come, nell'autobus 17/.
Sono dovuto scendere alla successiva fermata, e anche alla svelta, in quanto di nuovo temevo di svenire. E' passato in seguito un 16 che ha proseguito poiché era impossibile salire e di nuovo un 17/ strapieno in cui perlomeno c'era un minimo di ossigeno utile a sopravvivere.
I viaggi di questo tipo sono all'ordine del giorno, non un'eccezione.
Mi pongo alcune domande: a che punto è disposta ad arrivare AMT? I suoi dirigenti vanno al lavoro in autobus? Hanno mai osservato scene del genere? Sanno di cosa sto parlando? Avranno mai pensato ad una lettera di scuse pubbliche alla cittadinanza, la quale paga profumatamente e che ha un servizio (servizio?) che credo, anzi ne sono strasicuro, sia il peggiore del mondo?
Nelle mie poche esperienze all’estero (Londra, Tolosa, Berlino) mai ho visto spettacoli di questo genere.
Lancio due sondaggi, uno per residenti in Italia e l’altro per residenti fuori Italia: avete mai visto le scene che ho descritto, con persone aggrappate disperatamente ad altre persone per non cadere fuori, porte che non riescono a chiudersi, assalti alla diligenza?
La mia lotta continua.

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