Capita, a volte, di imbattersi in un libro che si rivela
essere un gioiellino. Mi è capitato di recente con “La fine è nota” di Geoffrey Holiday Hall.
A dire il vero il libro non mi è capitato
proprio completamente per caso, ma sono arrivato a leggerlo per merito della
mia innata curiosità, tipica di ogni flaneur
che si rispetti…
Qualche tempo fa mi imbattei in un articolo
del sito primocanale.it. Parlava,
purtroppo, della morte di uno storico libraio genovese, di quelli all’antica, che si leggevano tutti i libri che
poi consigliavano ai clienti. Dopo l’articolo erano presenti tre commenti, in
uno dei quali si faceva riferimento appunto a “La fine è nota”.
Dopo qualche giorno e dopo qualche ricerca
di recensioni in internet per saperne un po’ di più, decisi di comprarlo, anche
se in realtà avevo già deciso appena avevo letto della sua esistenza nel
commento.
Iniziai a leggerlo scoprendo, pagina dopo
pagina, che quel libraio aveva ragione: il libro era proprio bello.
Si tratta di un giallo ambientato in America, scritto nel dopoguerra, che sarebbe
stato perfetto come sceneggiatura per un film di Alfred Hitchcock.
La vicenda parte dalla morte di un
personaggio misterioso, che bussa alla porta della stanza d’albergo dove vive
il protagonista con la moglie, perché vuole parlargli e chedergli aiuto, solo che
in quel momento non è presente in casa. La moglie quindi lo fa accomodare in
salotto in attesa di suo marito, ma dopo pochi secondi l’uomo misterioso si
getta dalla finestra e muore.
Tutta la storia è incentrata quindi
sull’indagine compiuta dal protagonista per capire come mai quest’uomo cercava
proprio il suo aiuto, fino ad arrivare al sorprendente e per certi versi amaro
finale.
La storia è fantastica, e ora che l’ho
finita da qualche giorno comprendo ancora meglio la potenza del racconto: tutti
i pezzi vanno al loro posto, i personaggi hanno una profondità notevole.
C’è però un rimpianto: l’autore scrisse
solo un altro libro, per poi sparire dalle scene. Un mistero nel mistero,
peccato.
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