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lunedì 31 luglio 2017

Il giorno in cui conobbi Roger Federer



Nel 2009 mi trovai senza lavoro, e iniziai a inviare cv a svariate ditte e aziende, e a tutte le agenzie interinali.
Fu così che mi chiamò proprio una di queste agenzie: si trattava di fare l’autista, ma mi avrebbero dato informazioni più  precise al colloquio.
Scoprii così che avrei fatto, per due settimane, l’autista delle nazionali italiana e svizzera di tennis per qualificarsi alla Coppa Davis 2009.
Arrivarono prima i dirigenti, poi i tennisti e anche alcuni vip, e bisognava trasportarli dal campo di allenamento all’hotel dove alloggiavano e viceversa, o portarli al ristorante o a qualche evento speciale organizzato per l’occasione.
Per un grande appassionato di tennis come me fu una bellissima esperienza: trasportai tennisti italiani piuttosto famosi come Seppi, Fognini…Un giorno mi chiamano, mi dicono: “Dovresti andare a prendere una signora al casello dell’aeroporto di Genova…” (si trova nella zona di Cornigliano). Avrei riconosciuto la signora dall’auto, una Mercedes. Scoprì poi che la signora in questione era Lea Pericoli, con cui da ragazzo avevo passato molti anni in compagnia seguendo le sue telecronache di tennis su Telemontecarlo, che negli anni 90 mi regalò, insieme alla fantastica TeleCapodistria, giornate intere di meraviglioso tennis gratuito.
Già il fatto di aver fatto arrivare all’albergo la signora Pericoli facendomi seguire in sopraelevata e oltre, aveva reso questa esperienza di lavoro indimenticabile ( poi la signora mi ringraziò confermando ciò che avevo intuito seguendola in televisione: donna garbata e di gran classe).
Ma le sorprese non erano finite qui: da giorni si vociferava dell’arrivo di Roger Federer, cioè non era sicuro che venisse a Genova per giocare un semplice spareggio per entrare nella serie A della Coppa Davis.
Poi, un giorno, la conferma. Arrivò, e già due o tre dei miei colleghi lo trasportò.
Eravamo circa una decina di autisti, e solo io ero appassionato di tennis. Non solo, ero uno dei pochi a conoscerlo, da quando vinse il suo primo Wimbledon e rimasi estasiato dal suo gioco. Un’emozione guardarlo giocare, un tennis magico, alcuni dritti incredibili ma soprattutto i rovesci, divini. Il migliore di tutti i tempi, credo.
E un giorno mi chiamarono: porta Federer all’albergo. Non sapevo quasi se portarlo. Lui salì dietro di me in pratica, poi salirono un collaboratore svizzero di fianco a lui e la guardia del corpo di fianco a me.
Rimasi tutto sommato freddo. Mi rimase impresso, chissà perché poi, la sua scioltezza nel parlare lingue diverse. Parlava in francese, poi ricevette una telefonata e rispose in inglese. Ma per un personaggio come lui non era poi così strano sapere le lingue.
Parlava tranquillamente, molto sereno. E poi arrivammo, nel controviale davanti all’ingresso dell’albergo, e fui costretto a fermarmi in un punto dove ai lati delle portiere c’erano delle aiuole con piantine piuttosto ingombranti.
Ero già dispiaciuto, ma Roger scese e con due o tre balzi riuscì a saltare l’aiuola e arrivò sul marciapiede: una scena buffa. Poi, sorridendo, quel suo sorriso che avevo visto tante volte dopo le sue vittorie, mi ringraziò, e mi salutò.
Un signore. Bofonchiai un ciao, e ripartii emozionato e felice.
E così da quel giorno posso dire: ehi ragazzi! Ho portato Roger Federer in macchina! E gli ho anche parlato!
In quanti possono dirlo? E’ fantastico!
A settembre son passati otto anni da quel giorno, che non dimenticherò mai.
Grazie a te, Roger.

giovedì 23 febbraio 2017

Il PD



Siamo davvero un paese strano, ai limiti della fantasia.
Da giorni le notizie principali di Tg e giornaloni sono il congresso del PD e la sua scissione: quando si farà (il congresso), chi si candida a segretario, scissionisti, renziani, minoranza PD, fuoriusciti dal PD, bersaniani, Speranza, Orlando, Errani, Emiliano e chi più ne ha più ne metta.
Sto ora guardando Tg3 Linea Notte, e di cosa stanno parlando da mezz’ora circa? Della scissione del PD e di quando ci sarà il congresso.
E’ veramente incredibile. Ma agli italiani, almeno mi immagino, cosa  potrà mai interessare di queste liti interne al partito? Forse un po’ di più interesserà gli elettori del PD. Ma gli altri?
E, la cosa buffa, quello a cui dovrebbe interessare di più, Matteo Renzi, ha pensato bene di andarsene in America.
L’Italia sprofonda, non c’è lavoro, l’Europa (ce lo chiede l’Europa) continua a farci richiami per fare manovrine e ci propina multe e infrazioni una volta si e l’altra pure (in questo siamo i primi, in Europa), e la notizia per tutta la settimana qual è stata? Il PD e i suoi tormenti.
Voglio vedere dove vogliamo arrivare, dove andremo a finire.
Come italiani, che cosa siamo disposti a fare? Anzi, che cosa siamo disposti ad accettare, ancora?
Temo, purtroppo e con immenso dolore, niente.

martedì 21 febbraio 2017

La fine è nota





Capita, a volte, di imbattersi in un libro che si rivela essere un gioiellino. Mi è capitato di recente con “La fine è nota” di Geoffrey Holiday Hall.
A dire il vero il libro non mi è capitato proprio completamente per caso, ma sono arrivato a leggerlo per merito della mia innata curiosità, tipica di ogni flaneur che si rispetti…
Qualche tempo fa mi imbattei in un articolo del sito primocanale.it. Parlava, purtroppo, della morte di uno storico libraio genovese, di quelli all’antica, che si leggevano tutti i libri che poi consigliavano ai clienti. Dopo l’articolo erano presenti tre commenti, in uno dei quali si faceva riferimento appunto a “La fine è nota”.
Dopo qualche giorno e dopo qualche ricerca di recensioni in internet per saperne un po’ di più, decisi di comprarlo, anche se in realtà avevo già deciso appena avevo letto della sua esistenza nel commento.
Iniziai a leggerlo scoprendo, pagina dopo pagina, che quel libraio aveva ragione: il libro era proprio bello.
Si tratta di un giallo ambientato in America, scritto nel dopoguerra, che sarebbe stato perfetto come sceneggiatura per un film di Alfred Hitchcock.
La vicenda parte dalla morte di un personaggio misterioso, che bussa alla porta della stanza d’albergo dove vive il protagonista con la moglie, perché vuole parlargli e chedergli aiuto, solo che in quel momento non è presente in casa. La moglie quindi lo fa accomodare in salotto in attesa di suo marito, ma dopo pochi secondi l’uomo misterioso si getta dalla finestra e muore.
Tutta la storia è incentrata quindi sull’indagine compiuta dal protagonista per capire come mai quest’uomo cercava proprio il suo aiuto, fino ad arrivare al sorprendente e per certi versi amaro finale.
La storia è fantastica, e ora che l’ho finita da qualche giorno comprendo ancora meglio la potenza del racconto: tutti i pezzi vanno al loro posto, i personaggi hanno una profondità notevole.
C’è però un rimpianto: l’autore scrisse solo un altro libro, per poi sparire dalle scene. Un mistero nel mistero, peccato.